Autore: Aristofane
Gli uccelli. Testo greco a fronte
Gli uccelli di Aristofane, nell’edizione BUR con testo greco a fronte, è la commedia più lunga e fantasiosa del teatro greco, rappresentata alle Grandi Dionisie del 414 a.C. Due ateniesi delusi dalla vita in città — Pisetero ed Evelpide — vanno a cercare l’upupa, un tempo uomo e ora re degli uccelli, per trovare un posto migliore dove vivere. Pisetero convince gli uccelli a fondare una città nel cielo — Nubicuculia — che si ponga come intermediario tra uomini e dèi, intercettando i sacrifici e affamando gli olimpici. La commedia è un’utopia fantastica che mescola critica politica, invenzione mitica e puro divertimento comico.
Le rane. Testo greco a fronte
Le rane di Aristofane, nell’edizione BUR con testo greco a fronte, è una commedia rappresentata alle Lenee del 405 a.C. e premiata con il primo premio. Il dio Dioniso, insoddisfatto dei tragediografi viventi dopo la morte di Euripide e Sofocle, scende negli Inferi accompagnato dallo schiavo Xantia per riportare sulla terra Euripide. Negli Inferi si trova a fare da giudice in una gara poetica tra Eschilo e Euripide per il trono della tragedia. Alla fine Dioniso — che era andato per Euripide — sceglie Eschilo e lo riporta in vita.
La pace. Testo greco a fronte
La pace (Eirene) di Aristofane, nell’edizione BUR con testo greco a fronte, è una commedia rappresentata alle Grandi Dionisie del 421 a.C., l’anno della pace di Nicia che pose fine temporaneamente alla guerra del Peloponneso. Il protagonista Trigeo, stanco della guerra, sale al cielo su uno scarabeo stercorario per protestare presso Zeus e liberare la dea Pace, sepolta sotto un mucchio di macerie dal dio della guerra Polemo. La commedia è un inno alla pace agreste e ai piaceri semplici della vita contadina, in cui Aristofane esprime con gioia comica la speranza di una tregua duratura.
Le nuvole. Testo greco a fronte
Le nuvole di Aristofane, nell’edizione BUR con testo greco a fronte, è una commedia rappresentata alle Grandi Dionisie del 423 a.C. Il contadino ateniese Strepsiade, sommerso dai debiti contratti dal figlio Fidippide per i suoi cavalli, si iscrive al «Pensatoio» di Socrate per imparare l’arte del ragionamento sofistico e sfuggire ai creditori. Quando si rivela troppo stupido per apprendere, manda il figlio al suo posto. Fidippide impara così bene l’arte di far sembrare giusta la causa ingiusta che alla fine picchia il padre giustificandosi con argomenti filosofici. Strepsiade, furioso, dà fuoco al Pensatoio.