«Da dove comincio?» È la domanda di chiunque apra Platone per la prima volta: una trentina di dialoghi, nessun indice, nessuna prefazione dell’autore, nessun «primo capitolo» che ci prenda per mano. Le edizioni non aiutano a decidere, perché ciascuna sembra partire da un punto diverso (chi dall’Apologia di Socrate, chi dall’Eutifrone, chi dal Simposio) e i manuali scolastici si contraddicono con serenità. Eppure la domanda non è affatto moderna. Già i platonici dell’età imperiale se la ponevano, e la risolvevano con una scelta sorprendente: come primo dialogo da leggere indicavano l’Alcibiade primo, uno scritto sulla cui autenticità gli studiosi discutono ancora oggi.
Da qui l’idea che guida questo articolo: non esiste un ordine di Platone, esistono ordini per Platone, e ciascuno è una piccola tesi su che cosa sia la filosofia e su come si diventi filosofi. Il lettore che cerca un ingresso, del resto, si trova in una condizione che i dialoghi conoscono bene e che i Greci chiamavano aporia: parola composta da un alfa privativo e da poros, il «passaggio», la strada percorribile. Letteralmente, un’assenza di strada. Molti dei primi dialoghi si chiudono proprio così, senza una risposta definitiva, ma per Platone l’aporia non è un vicolo cieco: è il punto in cui il pensiero comincia davvero a camminare. Non a caso anche la parola «metodo» deriva da hodos, «strada»: cercare un ordine di lettura significa cercare un metodo, cioè una via.
Esamineremo tre mappe, due antiche e una moderna, per capire perché gli ordini proposti nel tempo siano tanto diversi. Poi proporremo un cammino in quattro tappe pensato per chi comincia, ma con una profondità tale da servire anche a chi studia filosofia o filologia classica all’università. Infine vedremo le edizioni italiane con cui percorrerlo.
Un corpus senza indice
Platone non ci ha lasciato trattati. Ci ha lasciato dialoghi, e in nessuno di essi parla in prima persona: il suo nome compare pochissimo, nell’Apologia tra i presenti al processo e nel Fedone per dire che, il giorno della morte di Socrate, era malato e assente. Le uniche pagine che potrebbero essere sue parole dirette sono le Lettere, ma la loro autenticità è discussa. Questa scelta formale, il dialogos, condiziona tutto ciò che segue. Un dialogo non dice «ecco la dottrina»: mette in scena persone, luoghi, occasioni, e lascia al lettore il compito di decidere quanto di ciò che ascolta sia Socrate, quanto Platone e quanto semplicemente un personaggio che difende la propria posizione.
Quanti sono i dialoghi? Dipende da chi conta. Il canone antico ne registra trentasei, e tra questi ci sono scritti che oggi si giudicano spuri: in una delle edizioni anglosassoni di riferimento, la Complete Works curata da John M. Cooper, sei sono segnalati come generalmente non platonici e altri due come di paternità discussa, mentre le tredici Lettere hanno uno statuto misto. Tra i casi più controversi ricorrono l’Alcibiade primo, l’Ippia maggiore, il Teage, il Clitofonte e la Lettera VII. Resta comunque un nucleo di una trentina di opere largamente accettate, e di quelle ci occuperemo.
C’è poi un secondo dato da tenere presente: i dialoghi si richiamano tra loro. L’Eutifrone, l’Apologia, il Critone e il Fedone seguono, nella finzione, l’ultimo tratto della vita di Socrate; il Teeteto, il Sofista e il Politico sono presentati come conversazioni consecutive; la Repubblica, il Timeo e il Crizia si susseguono anch’essi nella cornice drammatica. L’ordine, insomma, non è soltanto un’invenzione dei curatori: è in parte inscritto nei testi.
Tre mappe per un territorio senza cartelli
L’ordine di Trasillo: la biblioteca in tetralogie
La prima grande sistemazione del corpus porta il nome di Trasillo, platonico e astrologo alla corte dell’imperatore Tiberio, nel I secolo d.C. Ce ne parla Diogene Laerzio nella sua Vita di Platone: gli scritti sono distribuiti in nove tetralogie, cioè in gruppi di quattro, sul modello delle tetralogie con cui i tragediografi partecipavano alle gare drammatiche. Trasillo sosteneva perfino che fosse stato Platone stesso a pubblicare così i propri dialoghi. Gli studiosi moderni sono molto più cauti, sia su questa attribuzione sia su quanto la sistemazione debba a Trasillo. Qualcosa di analogo, in forma parziale, era già stato tentato in età ellenistica da Aristofane di Bisanzio, che aveva riunito in trilogie una parte dei dialoghi lasciando sciolti gli altri.
La fortuna di questo ordine è stata enorme. Se ne trova traccia nella tradizione manoscritta medievale, lo segue l’edizione oxoniense di John Burnet e lo ripropongono ancora oggi molte edizioni complete, comprese alcune italiane. La prima tetralogia apre con Eutifrone, Apologia, Critone e Fedone; l’ultima chiude con Minosse, Leggi, Epinomide e Lettere. In mezzo, però, l’ordine non è didattico: la seconda tetralogia riunisce Cratilo, Teeteto, Sofista e Politico, quattro dialoghi tra i più impegnativi del corpus, e la terza colloca il Parmenide accanto al Simposio. Come porta d’ingresso l’ordine di Trasillo funziona ancora benissimo; come percorso di lettura, molto meno.
L’ordine dei maestri: l’Alcibiade primo e il curriculum neoplatonico
Chi leggeva Platone nelle scuole dell’età imperiale non voleva soltanto conoscerlo: voleva diventare, leggendolo, un altro uomo. Da qui gli ordini di lettura «pedagogici». Il medioplatonico Albino, nel II secolo, indicava per il giovane filosofo ideale un percorso che si apriva con l’Alcibiade primo. Ma fu Giamblico, tra il III e il IV secolo, a fissare il programma che avrebbe dominato le scuole neoplatoniche: un primo ciclo di dieci dialoghi, dall’Alcibiade primo al Filebo, coronato da un secondo ciclo di due soli dialoghi, il Timeo e il Parmenide, letti come vertice della fisica e della dottrina dell’essere intelligibile.
Perché proprio l’Alcibiade primo? Perché in esso Socrate esorta un giovane ambizioso a conoscere se stesso, secondo il precetto delfico, e per i neoplatonici la conoscenza di sé era il fondamento di ogni altra conoscenza. Ogni dialogo del ciclo, inoltre, veniva letto cercandovi un unico skopos, un «bersaglio», un tema che unificasse tutte le sue parti, e si riteneva che il suo studio operasse una specifica trasformazione nell’anima del lettore. Friedrich Schleiermacher, all’inizio dell’Ottocento e ostile alla lettura neoplatonica, giudicò invece l’Alcibiade primo uno scritto povero, con pochi passi genuinamente platonici sparsi in una massa di materiale inferiore. Il dibattito sull’autenticità, come si è detto, non è chiuso. Ma la lezione di questo ordine resta valida: un ordine di lettura non è mai neutro, perché sceglie che cosa Platone debba insegnarci per primo.
L’ordine dei moderni: cronologia e sviluppo
Torniamo a Schleiermacher, che di Platone fu il traduttore tedesco. Nel primo Ottocento cercò nei dialoghi una progressione didattica voluta dall’autore e collocò in apertura il Fedro. Pochi decenni dopo, nel 1839, Karl Friedrich Hermann trasformò quell’ordine di esposizione in ordine di sviluppo: i dialoghi non venivano più disposti secondo il piano didattico che Platone avrebbe avuto in mente, ma secondo i cambiamenti che il suo pensiero avrebbe subito nel tempo. Da quel passaggio discende gran parte della discussione moderna.
Lo strumento che ha dato solidità a questa impostazione è la stilometria. A partire da Lewis Campbell, nel 1867, poi con Constantin Ritter, Wincenty Lutosławski e più tardi Leonard Brandwood, gli studiosi hanno misurato particelle, ritmi di frase, evitamento dello iato, per stabilire quali dialoghi siano stilisticamente più vicini alle Leggi, che per ragioni indipendenti dallo stile si ritengono l’ultima opera di Platone. Il risultato più solido è un gruppo tardo: Sofista, Politico, Filebo, Timeo, Crizia e Leggi. Un gruppo intermedio si riconosce attorno a Repubblica, Fedro, Teeteto e Parmenide. Tutto il resto viene prima, ma l’ordine interno dei dialoghi più antichi rimane in gran parte ipotetico. Il Fedro, ad esempio, che nell’Ottocento poteva ancora essere considerato il primo scritto di Platone, è oggi collocato per lo più tra le opere della maturità.
Ne discende la tripartizione più diffusa nei manuali: dialoghi giovanili o «socratici», dialoghi della maturità, dialoghi della vecchiaia. È una mappa preziosa, ma da usare con cautela. Le datazioni assolute sono congetture; c’è chi, sostenendo l’unità sostanziale del pensiero platonico, dubita che si debba parlare di «sviluppo»; e la collocazione di alcuni dialoghi (Gorgia, Menone, Cratilo, Teeteto, Parmenide) varia da studioso a studioso. Soprattutto, l’ordine cronologico non è per forza il migliore per cominciare: lo studioso lo usa per capire come Platone pensava, il lettore per capire che cosa Platone pensa.
Un percorso in quattro tappe
Mettendo insieme le tre mappe, ecco un cammino di lettura pensato per chi comincia. È una proposta orientativa, non l’unica possibile. La sua logica va dall’uomo alla domanda, dalla domanda alla costruzione, dalla costruzione al ripensamento, con l’aporia come filo rosso.
Prima tappa: la soglia. La morte di Socrate (Eutifrone, Apologia, Critone, Fedone)
Si comincia dove cominciava Trasillo, con la prima tetralogia. Nell’Eutifrone Socrate, appena incriminato di empietà, incontra sulla soglia del tribunale un uomo che si vanta di conoscere le cose divine e, a furia di domande, lo porta a non sapere più che cosa sia la pietà (hosion). Nell’Apologia lo vediamo davanti ai giudici: non è un dialogo ma un discorso di difesa, l’unico scritto di Platone su Socrate che non abbia forma di dialogo. Nel Critone rifiuta in carcere l’evasione che l’amico gli offre. Nel Fedone discute dell’anima nelle ore che precedono la cicuta.
Perché cominciare da qui? Perché sono in gran parte testi brevi (l’Apologia e il Critone si leggono ciascuno in una sera) e perché ci mostrano Socrate come persona prima che come dottrina: un uomo che sceglie di morire per coerenza. Compaiono qui i due strumenti che useremo per tutto il percorso: l’elenchos, l’esame che mette alla prova le risposte dell’interlocutore, e l’aporia. Nell’Eutifrone arriva puntuale: la definizione non si trova e il dialogo si chiude con Eutifrone che ha improvvisamente da fare. Il Fedone, più ampio e più teorico, è il luogo in cui la dottrina delle Idee compare in modo particolarmente esplicito; chi lo trova arduo può rimandarlo alla terza tappa, dopo il Simposio, senza perdere il filo.
Seconda tappa: il laboratorio delle definizioni (Lachete, Carmide, Liside, poi Protagora, Gorgia, Menone)
Il secondo passo è un laboratorio. I dialoghi brevi che la cronologia più diffusa colloca all’inizio dell’attività di Platone hanno una struttura ricorrente: Socrate prende un concetto, il coraggio (andreia) nel Lachete, la temperanza (sophrosyne) nel Carmide, l’amicizia (philia) nel Liside, ne cerca la definizione e nessuna definizione regge. Letti subito dopo la prima tappa, possono sembrare un esercizio di frustrazione. In realtà insegnano a leggere Platone: si impara a seguire un’argomentazione, a riconoscere il punto in cui una definizione crolla e a capire perché crolla. Secondo un’opinione diffusa, sono anche gli scritti in cui il Socrate storico è più riconoscibile.
Con il Protagora, il Gorgia e il Menone la posta si alza. Nel Protagora ci si chiede se la virtù (arete) possa essere insegnata, e Socrate si misura con uno dei sofisti più celebri. Nel Gorgia retorica e filosofia si contendono la risposta alla questione di come si debba vivere, e comincia a farsi sentire la dimensione politica che si dispiegherà nella Repubblica. Il Menone riprende il tema della virtù e vi innesta due idee che preparano la tappa successiva: il paradosso della ricerca (come si cerca ciò che non si sa?) e la reminiscenza (anamnesis). La collocazione cronologica di alcuni di questi dialoghi cambia da studioso a studioso; per il lettore conta più la successione dei problemi che la datazione.
Terza tappa: l’ascesa (Simposio, Fedro, Repubblica)
Nella terza tappa Platone non si limita più a smontare definizioni e comincia a costruire. Il Simposio, che ha per cornice un banchetto e per tema l’amore (eros), culmina nell’idea che il desiderio conduca per gradi dalla bellezza dei corpi alla Bellezza in sé. Il Fedro, ambientato fuori dalle mura, in campagna, intreccia l’amore con la retorica e con la natura dell’anima e contiene una celebre riflessione sui limiti della scrittura: c’è una certa ironia nel fatto che un autore affidi quel discorso a un testo scritto.
Poi la Repubblica, il dialogo che quasi tutti vorrebbero leggere per primo e che conviene affrontare a questo punto. Non perché sia inaccessibile, ma perché intreccia in dieci libri giustizia, città, anima, educazione, conoscenza e destino dopo la morte, e ciascuno di questi fili si capisce meglio se lo si è già incontrato altrove. Un consiglio pratico è leggerla a blocchi. Il primo libro, che secondo un’ipotesi diffusa fu concepito come dialogo a sé, ha la forma aporetica dei dialoghi della seconda tappa. I libri II-IV costruiscono il parallelo tra la città e l’anima. I libri V-VII portano ai filosofi-governanti, all’idea del Bene e all’immagine della caverna, che Platone descrive come un’ascesa, una hodos verso l’alto. I libri VIII-X descrivono il degrado delle costituzioni e si chiudono con il mito di Er.
Qui la parola hodos cambia senso. Se nella prima tappa la strada non si vedeva (a-poria), adesso la strada si vede, ed è in salita.
Quarta tappa: il ripensamento (Teeteto, Parmenide, Sofista, Politico, Filebo, Timeo, Crizia, Leggi)
La quarta tappa è la più impegnativa ed è quella che dà retrospettivamente senso alle altre, perché Platone rimette in discussione se stesso. Il Teeteto si chiede che cosa sia la conoscenza (episteme) e, dopo aver scartato le risposte più ovvie, si chiude ancora una volta in aporia. Il Parmenide mette in scena un Socrate giovane alle prese con le obiezioni di un venerando filosofo eleatico contro la teoria delle Idee. Il Sofista affronta il problema del non essere e il Politico quello del buon governante; insieme al Teeteto formano una serie di conversazioni collegate. Il Filebo discute che cosa sia il bene per l’uomo, se il piacere o l’intelligenza. Il Timeo e il Crizia, quest’ultimo rimasto incompiuto, costruiscono una cosmologia e raccontano il mito di Atlantide. Le Leggi, l’opera più lunga, disegnano la città di Magnesia e sono un dialogo da cui Socrate è assente; secondo una tradizione antica, restarono su tavolette di cera alla morte di Platone e furono trascritte da Filippo di Opunte.
Qui l’ordine neoplatonico e quello moderno si incontrano in modo istruttivo. La cronologia colloca il Timeo tra i dialoghi tardi; le scuole neoplatoniche lo ponevano insieme al Parmenide al vertice del curriculum, come compimento e non come ripensamento. Mappe lontane nel tempo e nello spirito coincidono dunque nel ritenere che questi dialoghi vadano letti per ultimi: buona ragione per non cominciare da qui. E anche qui l’aporia ritorna, ma non è più quella del principiante. Platone non abbandona mai il metodo con cui ha cominciato: lo affina.
Altre porte d’ingresso: percorsi per tema
Chi legge Platone per una ragione precisa può entrare da un’altra porta. Per l’amore e la bellezza: Liside, Simposio, Fedro. Per la politica e la giustizia: Critone, Gorgia, Repubblica, Politico, Leggi. Per la conoscenza: Menone, Teeteto, Sofista e, per chi ha già un po’ di allenamento, Parmenide. Per l’anima e la morte: Apologia, Fedone, Fedro e il mito di Er che chiude la Repubblica. Per il cosmo: Timeo e Crizia. Ogni porta conduce prima o poi alle altre, e ciò spiega perché sia così difficile ordinare Platone: i suoi temi si intrecciano.
Come si legge un dialogo platonico
Qualche accorgimento pratico vale più di molte teorie. Conviene guardare anzitutto la cornice: chi parla, dove, quando, con chi, perché in Platone la scena non è un ornamento ma fa parte dell’argomento. Conviene non identificare automaticamente Socrate con Platone: il primo è un personaggio, il secondo l’autore, e la distanza fra i due è una delle questioni più dibattute dell’interpretazione. Conviene rallentare quando arriva un’obiezione, perché è lì che il dialogo lavora davvero, e leggere le introduzioni dopo un primo passaggio sul testo, per non farsi dettare la conclusione prima di aver sentito le domande.
I numeri e le lettere che si vedono a margine in quasi tutte le edizioni (17a, 38b, 514a) non sono numeri di pagina: sono la paginazione dell’edizione greco-latina di Henri Estienne, stampata a Ginevra nel 1578, e permettono di ritrovare lo stesso passo in qualunque edizione e in qualunque studio. Infine, un testo greco a fronte serve anche a chi non conosce la lingua: aiuta a riconoscere i termini tecnici che le traduzioni rendono in modo diverso, come arete, episteme o idea, e a capire perché due traduttori possano rendere lo stesso passo in modi anche molto diversi.
Le edizioni con cui percorrere i dialoghi
Non serve comprare tutto. Si può scegliere un’edizione completa, in un volume o in più volumi, come biblioteca di base, e affiancarle le edizioni dei singoli dialoghi, con testo greco e commento, per quelli su cui si vuole tornare a lungo. Ecco nove edizioni italiane che coprono le quattro tappe, dal volume unico al commento scientifico.
Giovanni Reale, «Tutti gli scritti» (Bompiani)
«Opere complete» (Laterza)
Enrico V. Maltese (a cura di), «Tutte le opere» (Newton Compton)
Ezio Savino (a cura di), «Simposio, Apologia di Socrate, Critone, Fedone» (Mondadori)
«Tutte le opere» (Rusconi)
Giovanni Reale, «Apologia di Socrate» (Bompiani)
Mario Vegetti, «La Repubblica» (BUR)
Franco Ferrari, «Teeteto» (BUR)
Federico M. Petrucci, «Timeo» (Fondazione Lorenzo Valla / Mondadori)
Le edizioni a colpo d’occhio
| Edizione | Editore | Impostazione | Tappe | Prezzo |
|---|---|---|---|---|
| Giovanni Reale (a cura di), Tutti gli scritti | Bompiani, 2000 | Corpus completo in un volume, con presentazioni e note | Tutte | Da € 134,86 |
| Opere complete (nota e indici di G. Giannantoni) | Laterza | Corpus completo in più volumi, in tetralogie | Tutte (vol. 1: prima tappa) | Da € 7,66 |
| Enrico V. Maltese (a cura di), Tutte le opere | Newton Compton | Corpus completo in un volume, con saggio di F. Adorno | Tutte | |
| Tutte le opere. Nuova ediz. | Rusconi Libri («I grandi capolavori»), 2026 | Corpus completo in un volume | Tutte | Da € 22,68 |
| Ezio Savino (a cura di), Simposio, Apologia di Socrate, Critone, Fedone | Mondadori (Oscar Classici), 2025 | Quattro dialoghi con testo greco a fronte | Prima e terza | Da € 10,12 |
| Giovanni Reale (a cura di), Apologia di Socrate | Bompiani (I Classici Bompiani), 2026 | Un solo scritto con testo greco a fronte, note, bibliografia e introduzione interpretativa | Prima | Da € 10,12 |
| Mario Vegetti, La Repubblica | BUR, 2007 | Un dialogo con testo greco a fronte, introduzione e note | Terza | Da € 9,30 |
| Franco Ferrari, Teeteto | BUR, 2011 | Un dialogo con testo greco a fronte, introduzione e commento | Quarta | Da € 9,90 |
| Federico M. Petrucci, Timeo | Fondazione Lorenzo Valla / Mondadori, 2022 | Un dialogo con testo greco a fronte, introduzione e commento ampio | Quarta | Da € 46,18 |
Tornando alla soglia
Chi si mette a leggere Platone ricomincia sempre dal punto da cui è partito questo articolo: da una domanda a cui nessuno può rispondere al posto suo. Gli antichi dicevano: comincia da te stesso, dall’Alcibiade primo. Trasillo diceva: comincia dal processo a Socrate. I moderni dicono: comincia da dove lo stile è più giovane. Nessuno dei tre ha ragione da solo, e ciascuno ci ricorda che ogni ordine di lettura è già una risposta alla domanda su che cosa sia la filosofia.
Il percorso che abbiamo tracciato comincia dal carcere di Atene, prosegue nel laboratorio delle definizioni, sale con l’eros e con la caverna, e si chiude tra i dialoghi in cui Platone rimette in discussione se stesso. Uno di essi, il Teeteto, ci mostra un Socrate che si appresta ad affrontare il processo e ci riporta così al punto da cui eravamo partiti. Se all’inizio vi è sembrato di trovarvi davanti a un’assenza di strada, ricordate che l’aporia è già il primo passo del cammino: la strada si fa leggendo.
Se volete cominciare, confrontate prezzi e disponibilità delle edizioni di Platone nel catalogo del Tempio Antico e scegliete quella che fa per voi, che sia il volume unico con cui muoversi liberamente tra le tappe o il dialogo con testo greco e commento su cui tornare a lungo.









