Aprite l’Iliade in greco e la prima parola che incontrate è μῆνιν: «l’ira». Non un invito, non un saluto alla dea: l’ira, messa in testa al verso come il tema dell’intero poema, e solo dopo l’ordine rivolto alla Musa, ἄειδε, «canta». Il poema da cui discende gran parte della letteratura occidentale si apre dunque con una parola e con un imperativo, e ogni traduzione italiana, da Monti a oggi, è in fondo una risposta a queste due prime mosse: che cosa fare di quell’ira, e a quale voce affidare il canto.
È il filo che seguiremo in questa guida. Non troverete un verdetto sulla «migliore» traduzione dell’Iliade, perché una classifica valida per tutti non esiste: le versioni italiane integrali sono molte, e quelle che vi presentiamo, tutte serie e tutte reperibili, rispondono in modi molto diversi. C’è chi ha scelto l’endecasillabo di un grande poeta neoclassico e chi la fedeltà al verso greco quasi riga per riga; chi ha preferito una prosa che scorre come un romanzo e chi ha inseguito il ritmo dell’esametro, da leggere ad alta voce. Capire quale risposta somiglia di più al vostro modo di leggere è la strada più sicura per non sbagliare acquisto.
Se vi serve subito un orientamento: per leggere Omero attraverso la grande poesia italiana c’è Monti; per una lettura aderente al passo del greco, Calzecchi Onesti e Cerri; per un racconto fluido con il commento a portata di mano, Ciani; per una lingua d’oggi pensata per essere detta, Paduano; per il ritmo dell’esametro, Ventre e Ferrari. Il resto dell’articolo spiega perché.
Tre elementi contano più del nome in copertina. Il primo è la forma: versi (endecasillabi, versi liberi, esametri) oppure prosa, o quella via di mezzo che si chiama prosa ritmica, in cui si va a capo seguendo il verso greco senza rincorrere una metrica italiana. Il secondo è il testo greco a fronte, indispensabile per chi studia al liceo classico o all’università ma prezioso anche per il lettore curioso, che può controllare a colpo d’occhio dove il traduttore ha deciso di allontanarsi dalla lettera. Il terzo è l’apparato: introduzione, note, commento, indice dei nomi. L’Iliade conta ventiquattro canti e oltre quindicimila versi, una folla di personaggi e un linguaggio fatto di formule che ritornano; un buon apparato è ciò che permette di non perdersi.
C’è poi un quarto aspetto, meno visibile: il testo greco da cui si traduce, perché le edizioni critiche non coincidono. Una delle versioni che presentiamo, quella di Franco Ferrari, si fonda su un testo ricomposto tenendo conto soprattutto dell’edizione teubneriana di Martin West (1998-2000). È un dettaglio da specialisti, ma ricorda che la «fedeltà» è sempre fedeltà a un testo preciso.
Le principali versioni, dalla più antica alla più recente
Il panorama è più ampio di quello che raccontiamo qui, e comprende versioni storiche o meno diffuse; abbiamo scelto queste perché sono integrali, dotate di un apparato di studio e con una presenza reale nelle librerie e nelle aule. L’ordine è cronologico; a ciascuna dedichiamo lo stesso spazio e chiudiamo la scheda indicando a chi è più adatta.
Vincenzo Monti: l’Iliade come classico della lingua italiana (BUR, a cura di Michele Mari)
«Cantami, o Diva»: per generazioni di italiani l’Iliade è stata questa. Il paradosso è celebre, perché Monti non conosceva il greco. Lavorò sulla traduzione latina letterale di Clarke e sulle versioni italiane dei predecessori, soprattutto quella di Cesarotti, e sottopose ogni passo agli amici grecisti, da Ennio Quirino Visconti a Mustoxidi. Foscolo lo definì con ironia «gran traduttor dei traduttor d’Omero»; eppure gli endecasillabi sciolti apparsi nel 1810 e rifiniti per quasi vent’anni ebbero un successo così grande che Madame de Staël arrivò a pronosticare che nessuno avrebbe più tradotto l’Iliade dopo di lui. E in effetti, ricorda Moreno Morani nella sua storia delle traduzioni italiane, per circa un secolo la versione montiana ebbe la scena tutta per sé.
Non aspettatevi la letteralità. Monti amplia, aggiunge aggettivi, addolcisce le immagini, e sceglie un lessico volutamente arcaico e solenne, popolato di usberghi e di guiderdoni, che già ai suoi contemporanei dava la sensazione di un Omero lontano nel tempo. È il limite di questa versione per chi cerca il testo greco «nudo», ed è la sua forza per chi vuole sentire l’Iliade come pagina di poesia italiana.
L’edizione BUR con introduzione e commento di Michele Mari presenta la quarta e definitiva redazione, quella del 1825, e commenta le varianti più significative rispetto alle precedenti, insistendo sull’unità di tono che tiene insieme il poema. È la più adatta se volete leggere Omero attraverso la poesia dell’Ottocento italiano, o se dovete misurarvi con Monti a scuola; chi cerca aderenza al greco troverà più indicate le versioni che seguono.
Rosa Calzecchi Onesti: il verso greco, riga per riga (Einaudi)
Già nel 1948 Cesare Pavese, che lavorava alla casa editrice Einaudi, coltivava un sogno da editore: una versione quasi letterale dell’Iliade, che andasse a capo quando il senso finisce, lontana tanto dal linguaggio neoclassico quanto dalle imitazioni dell’esametro di primo Novecento. Su suggerimento dello studioso di cultura greca Mario Untersteiner l’incarico andò a Rosa Calzecchi Onesti, e nel 1950 uscì una versione «alineare», in prosa ritmica disposta a righi al posto dei versi. Scrivendo a Pavese nello stesso 1948, la traduttrice spiegava di voler fuggire la cadenza monotona di Romagnoli e di lasciar nascere il ritmo dalla varietà di spondei e dattili del greco, restando fedele ai collegamenti e ai passaggi dell’originale.
L’esito è una lingua che segue da vicino la sintassi omerica: epiteti resi per giustapposizione, articoli spesso omessi, frasi accostate più che subordinate. Moreno Morani, in un saggio del 1989, ne analizzò le scelte e notò come questa letteralità possa produrre un italiano insolito; ma si chiese anche se, tutto sommato, non fossero più fedeli a Omero le «belle infedeli» dei secoli precedenti. Dagli anni Sessanta questa versione ha finito per sostituire Monti come Omero della scuola.
Oggi si legge nell’edizione Einaudi (ET Classici) con testo greco a fronte e prefazione di Fausto Codino, in formato tascabile. È la più adatta se cercate una prima lettura seria, che segua il greco un passo alla volta, con l’originale accanto e un apparato essenziale.
Maria Grazia Ciani: il racconto in prosa, con il commento accanto (Marsilio)
La versione di Maria Grazia Ciani ha una storia a puntate. Tra il 1987 e il 1990 Marsilio pubblicò cinque canti scelti tra i più noti e i più cruciali per la comprensione del poema (la morte di Ettore, l’ira di Achille, il canto di Patroclo, Ettore e Andromaca, il riscatto di Ettore), ciascuno con il testo greco a fronte, un’introduzione della traduttrice e il commento di Elisa Avezzù. Nel 1990 arrivò il poema intero, nella collana «Il Convivio», poi ripreso da UTET e rivisto dalla stessa Ciani in una nuova edizione nel 2003. Quella oggi in libreria è l’edizione Marsilio del marzo 2016.
Ciani ha scelto la prosa: una prosa fluida, che rinuncia al verso per far correre il racconto. Non a caso è stata il punto di partenza di Alessandro Baricco per la sua Iliade del 2004, una riscrittura per il teatro in ventuno monologhi che non è una traduzione, ma mostra quanto questa lingua si presti a passare dalla pagina alla voce. All’ira di Achille Ciani ha dedicato un’attenzione particolare: già nel volume del 1988 sul primo canto un suo saggio si intitola I giorni dell’ira. E l’ira, μῆνις, è proprio la parola con cui il poema si apre.
Il vantaggio è un lettore che segue la vicenda senza inciampi, con il greco a fronte e, nell’edizione Marsilio del 2016 (collana Letteratura universale, Il Convivio), il commento di Elisa Avezzù. È la più adatta se volete leggere l’Iliade come un racconto continuo, in prosa, senza rinunciare né all’originale né a un commento ricco.
Giovanni Cerri: la traduzione al servizio del racconto, con il commento di Antonietta Gostoli (BUR)
Apparsa nei Classici Rizzoli nel 1996 e poi in edizione economica nella BUR (1999), la versione di Giovanni Cerri ha ricevuto il XXVI Premio Monselice per la traduzione. Cerri dichiara con chiarezza il proprio metodo: davanti alla scelta tra il rispetto dell’omoritmia dei versi italiani e un «mimetismo» più sostanziale nei confronti dell’originale, opta per il secondo, con un verso libero che scivola fino alla prosa ritmica. Chiede anzi di non giudicare la sua traduzione come oggetto estetico, ma di valutarla per quanto aiuta a seguire il racconto con facilità e con diletto.
Il vero punto di forza è l’apparato. L’edizione porta il commento di Antonietta Gostoli, il primo commento completo all’Iliade pubblicato in Italia secondo l’editore, pensato tanto per lo specialista quanto per il lettore colto, e un ampio saggio di Wolfgang Schadewaldt, uno dei maggiori filologi classici del Novecento. In certi punti, come nel ritratto di Tersite nel secondo canto, la scelta lessicale di Cerri strizza l’occhio a Monti, come ha notato Luigi Spina: un modo di ricordare che ogni nuova traduzione dialoga con quelle che la precedono.
Trovate il testo greco a fronte nell’edizione BUR Classici greci e latini. È la più adatta se cercate un commento ampio, magari per lo studio universitario, e una traduzione che non pretende di farsi notare.
Guido Paduano: una lingua d’oggi, pensata per essere detta (Einaudi)
Guido Paduano, studioso di letteratura classica, ha tradotto per la scena Sofocle, Euripide, Aristofane, Menandro e Seneca, ma anche l’Otello di Shakespeare, lavorando con registi come Mario Martone e Walter Pagliaro. Si sente: la sua Iliade, apparsa nel 1997 nella Biblioteca della Pléiade di Einaudi con il commento di Maria Serena Mirto, è in versi liberi e ha una qualità «performativa» che colpì già i primi recensori, tanto più che metà del poema è fatta di discorsi diretti. Non stupisce che sia stata scelta per la lettura integrale del 2007, in dieci serate nella Basilica Ulpia al Foro di Traiano, con attori come Massimo Popolizio e Umberto Orsini.
Nel saggio introduttivo, Le scelte di Achille, Paduano propone di accostarsi al poema con lo stesso atteggiamento con cui si affronta un grande romanzo ottocentesco come Guerra e pace, e di cercarne l’unità nel divenire psicologico del protagonista: una lettura che tiene insieme le ventiquattro tessere del poema.
Oggi la versione circola anche nell’edizione economica Einaudi (ET Biblioteca, 2025) con testo greco a fronte, che comprende un saggio di Paduano e un’introduzione con note di Francesco Morosi; il commento di Mirto accompagnava invece le edizioni Pléiade e Millenni. È la più adatta se volete un italiano fluido e moderno, da leggere anche ad alta voce, e una lettura d’insieme dell’Iliade come storia di un personaggio.
Daniele Ventre: l’esametro da leggere ad alta voce (Ponte alle Grazie)
Daniele Ventre (Napoli, 1974) è dottore di ricerca in filologia classica e insegna lingue classiche nei licei: un traduttore, cioè, che lavora dentro la scuola. Nel 2021 ha vinto il Premio nazionale speciale per la traduzione del Ministero della Cultura. La sua Iliade in esametri italiani era apparsa da Mesogea nel 2010 e torna ora in una nuova edizione pubblicata da Ponte alle Grazie il 5 dicembre 2025, a coronamento di un progetto omerico iniziato con l’Odissea del 2023.
La scommessa è il ritmo: un esametro italiano di tradizione primonovecentesca, che non imita meccanicamente la metrica antica ma cerca una cadenza che, come ha scritto Gianluigi Simonetti su La Stampa, combina due versi italiani per riecheggiare quelli dell’originale. Luigi Spina, nella prefazione alla prima edizione, ricorda che Omero va ascoltato prima ancora che studiato: questa è una traduzione fatta per essere pronunciata.
L’edizione Ponte alle Grazie è un volume imponente, di oltre milleseicento pagine: testo greco a fronte, introduzione sulle origini del poema e sulla storia delle sue traduzioni, note filologiche, linguistiche, antropologiche e storiche, glossario mitologico ed etimologico con indice dei nomi, bibliografia. È la più adatta se amate il verso ritmato e la lettura ad alta voce, e se volete una traduzione recente accompagnata da un apparato di studio.
Franco Ferrari: cinque accenti fissi per «travestire» l’esametro (Oscar Mondadori)
Nel 2018 l’Iliade è entrata negli Oscar Classici Mondadori con la versione di Franco Ferrari, grecista formatosi alla Normale di Pisa e traduttore di autori che vanno da Saffo a Pindaro, dai tragici a Platone e Senofonte, oltre che dell’Odissea. Anche lui affronta il problema del ritmo, ma con una soluzione diversa: un verso scandito da cinque accenti fissi e da un numero variabile di sillabe, attinto alla poesia del Novecento e usato in particolare da Franco Fortini. Alla scelta è dedicata una nota dal titolo Travestire l’esametro.
Ferrari svolge anche un secondo lavoro, meno visibile: il testo greco a fronte non è la semplice ripresa di un’edizione, ma è ricomposto tenendo conto dei dati emersi dall’edizione di Martin West, e una nota, La revisione del testo, ne ripercorre la storia. L’introduzione è dedicata alla genesi orale dell’Iliade e alla sua natura rapsodica; le note spaziano dalle questioni testuali a quelle storiche, archeologiche, mitologiche e stilistiche, fino alle incongruenze narrative che sono la spia di quell’origine orale.
La versione ha incontrato l’apprezzamento di studiosi diversi: Gian Biagio Conte ne ha lodato la maestria filologica messa al servizio dell’interpretazione, e Maria Grazia Ciani, traduttrice di un’altra versione di questo elenco, ne ha elogiato sul Manifesto il ritmo trascinante. Trovate tutto in un solo volume, l’edizione degli Oscar Classici (1.232 pagine). È la più adatta se cercate una lettura in versi ritmici, moderna, con un testo greco aggiornato e un apparato di studio.
Un solo verso, molte scelte: il primo verso a confronto
Il modo più rapido per sentire la differenza tra queste versioni è metterle una accanto all’altra sul primo verso. Il greco dice:
μῆνιν ἄειδε θεὰ Πηληϊάδεω Ἀχιλῆος
οὐλομένην…
Nell’ordine delle parole: l’ira (μῆνιν) canta (ἄειδε), dea (θεά), di Achille figlio di Peleo (Πηληϊάδεω Ἀχιλῆος), rovinosa (οὐλομένην, che porta rovina). Già Protagora, racconta Aristotele nella Poetica (cap. 19), rimproverava a Omero di aver usato un imperativo: dire «canta» è dare un ordine, non rivolgere una preghiera. Le traduzioni si dividono su quattro punti: dove mettere l’ira, come rendere l’imperativo, come chiamare la dea, come risolvere patronimico e aggettivo.
«Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l’ira funesta»
Vincenzo Monti
Il «mi» fa dell’ordine una richiesta personale. Foscolo, che pure usò «cantami» in alcune sue prove, in un altro scritto osservò, scherzando, che quel piccolo pronome restringeva la circonferenza del mondo. L’ira slitta in fondo al verso, dopo il patronimico, e diventa «funesta»: Morani osserva che non corrisponde del tutto a οὐλομένην, ma è una scelta meditata.
«Canta, o dea, l’ira d’Achille Pelide, rovinosa»
Rosa Calzecchi Onesti
Torna l’imperativo nudo, senza «mi», e l’aggettivo viene staccato e portato a capo, come nel greco οὐλομένην si stacca all’inizio del secondo verso: il ritmo segue l’articolazione dell’originale più che la metrica della tradizione. Il patronimico «Pelide» resta come in Monti.
«L’ira cantami, dea, l’ira di Achille figlio di Peleo»
Maria Grazia Ciani
Ciani restituisce all’ira il primo posto, come fa il greco con μῆνιν, e conserva il «cantami» montiano dentro una sintassi diversa. L’ira, ripetuta, introduce poi «Achille figlio di Peleo», con il patronimico sciolto.
«Canta, o dea, l’ira di Achille figlio di Peleo, rovinosa»
Giovanni Cerri
Ordine lineare, imperativo senza pronome, patronimico chiarito e aggettivo lasciato in coda, come in Calzecchi Onesti: è la scelta di chi vuole che il lettore segua il racconto senza inciampi.
«Canta, Musa divina, l’ira di Achille figlio di Peleo, l’ira rovinosa»
Guido Paduano
«Musa divina» fonde θεά con la figura della Musa. La ripetizione dell’ira, assente nel greco, dà all’aggettivo un appoggio e alla frase un andamento più naturale da pronunciare, coerente con l’esperienza teatrale del traduttore.
«L’ira tu celebra, dea, del figlio di Pèleo, Achille»
Daniele Ventre
Anche qui l’ira è in testa, come in Ciani, e compare un pronome, «tu», che Luigi Spina, oltre a riconoscervi un’esigenza del metro, legge come una risposta a Protagora: solo a te, dea, spetta il canto, e l’ordine diventa un modo di onorarti.
«Canta, Musa, l’ira di Achille Pelide, l’ira sciagurata»
Franco Ferrari
Come Paduano, Ferrari sceglie «Musa» al posto di «dea» e ripete l’ira; all’aggettivo dà un nome nuovo, «sciagurata», accanto al «funesta» di Monti e al «rovinosa» di Calzecchi Onesti, Cerri e Paduano. Il patronimico torna «Pelide», come in Monti e in Calzecchi Onesti.
Sommate le scelte: l’ira compare per prima in Ciani e in Ventre; il «mi» dell’imperativo si trova solo in Monti e in Ciani; quattro delle versioni qui a confronto sciolgono il patronimico in «figlio di Peleo» e altre tre lo conservano come «Pelide»; tre ripetono l’ira. Sono differenze minime, eppure da come un traduttore sistema queste poche parole si capisce che cosa aspettarsi dagli oltre quindicimila versi che seguono.
Le principali versioni in sintesi
| Traduzione |
Prima edizione |
Forma |
Testo greco a fronte |
Apparato |
Da scegliere se… |
Prezzo |
| Vincenzo Monti (BUR, a cura di Michele Mari) |
1810 (redazione definitiva 1825) |
Endecasillabi sciolti |
— |
Introduzione e commento di Michele Mari |
volete Omero come classico della poesia italiana |
Da € 14,00 |
| Rosa Calzecchi Onesti (Einaudi, ET Classici) |
1950 |
Prosa ritmica a righi, aderente al verso greco |
Sì |
Prefazione di Fausto Codino |
cercate una prima lettura fedele al greco, con poca impalcatura |
Da € 7,00 |
| Maria Grazia Ciani (Marsilio) |
1990 (ed. 2016) |
Prosa |
Sì |
Introduzione della traduttrice; commento di Elisa Avezzù |
volete un racconto continuo, con commento ricco |
Da € 20,90 |
| Giovanni Cerri (BUR, Classici greci e latini) |
1996 (BUR 1999) |
Verso libero fino alla prosa ritmica |
Sì |
Commento di Antonietta Gostoli; saggio di Wolfgang Schadewaldt |
cercate un commento ampio per lo studio |
Da € 13,30 |
| Guido Paduano (Einaudi, ET Biblioteca) |
1997 (ed. 2025) |
Versi liberi |
Sì |
Saggio di Paduano; introduzione e note di Francesco Morosi |
volete una lingua moderna, da dire ad alta voce |
Da € 19,95 |
| Daniele Ventre (Ponte alle Grazie) |
2010 (ed. 2025) |
Esametri ritmici |
Sì |
Introduzione, note, glossario mitologico ed etimologico, indice dei nomi, bibliografia |
amate il ritmo dell’esametro e la lettura ad alta voce |
Da € 43,20 |
| Franco Ferrari (Oscar Classici Mondadori) |
2018 |
Versi a cinque accenti fissi |
Sì (testo ricomposto tenendo conto di West) |
Introduzione, note e nota filologica |
cercate una versione recente con apparato di studio in un solo volume |
Da € 8,20 |
Come scegliere
Se potete, fate come i traduttori: cominciate dal primo verso. In libreria, o dalle anteprime online, leggete il proemio e l’incontro tra Crise e Agamennone in due o tre versioni e notate quale voce vi porta a voltare pagina. Se volete l’Omero della tradizione italiana, Monti; se un ponte diretto verso il greco, Calzecchi Onesti o Cerri; se il racconto in prosa con un commento a portata di mano, Ciani; se una lingua pensata per essere detta, Paduano; se il ritmo dell’esametro, Ventre e Ferrari.
Alla fine, la domanda è la stessa che il poema pone fin dalla prima parola: che cosa fare dell’ira di Achille, e con quale voce cantarla. Scegliete la voce che vi fa venire voglia di ascoltare anche il secondo verso.
Potete confrontare i prezzi delle edizioni di questa guida nel catalogo de Il Tempio Antico. E se dopo l’ira di Achille vi attende il ritorno di Ulisse, trovate la nostra guida alle traduzioni dell’Odissea.