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Rocci o Montanari (GI): le differenze tra i due dizionari di greco

Chi studia greco al liceo classico incontra, prima o poi, questa domanda: Rocci o Montanari? È probabilmente la ricerca più ricorrente tra chi si avvicina allo studio del greco antico, ed è bene dirlo subito con chiarezza — anche qui, come per il latino, spesso non è una scelta libera: molti licei indicano uno dei due dizionari nella lista libri, lasciando poco margine di decisione. Questa guida non promette un verdetto assoluto, perché non esiste: sono due strumenti costruiti con filosofie diverse, e capirne le differenze resta utile sia a chi può ancora scegliere, sia a chi ha già in mano uno dei due e vuole sapere cosa aspettarsi.

Il Rocci: lo storico

Il Vocabolario greco-italiano di Lorenzo Rocci nasce nel 1939, e per oltre settant’anni è stato il riferimento pressoché unico per lo studio del greco nei licei italiani — una posizione che gli ha permesso di diventare, più che un semplice dizionario, un vero e proprio oggetto identitario per generazioni di studenti del classico. L’edizione più recente, del 2010, esamina oltre 150.000 lemmi ed è considerata da molti insegnanti lo strumento più completo per il triennio e per l’ambito universitario, grazie soprattutto alla ricchezza dei traducenti italiani proposti per ciascun termine greco — un punto di forza riconosciuto in modo pressoché unanime da chi lo utilizza.

Il limite più spesso segnalato nelle recensioni riguarda invece la forma, non la sostanza: un linguaggio dei lemmi percepito come un po’ datato, una grafica meno immediata rispetto agli strumenti più recenti, e una struttura logica che richiede un certo tempo di apprendistato prima di essere consultata con scioltezza. Non è un giudizio isolato: chi lo recensisce online tende a distinguere con chiarezza tra la ricchezza del contenuto, indiscussa, e l’immediatezza di consultazione, meno scontata per chi lo apre per la prima volta.

Il GI di Montanari: il moderno

Il GI — Vocabolario della lingua greca di Franco Montanari, edito da Loescher, nasce con un obiettivo dichiaratamente diverso: rispondere a un’esigenza di consultazione più immediata, pensata in particolare per il primo biennio del liceo, quando lo studente muove i primi passi nella lingua greca e ha bisogno di uno strumento che non aggiunga difficoltà alla difficoltà. Font, colori e impaginazione sono costruiti per essere più leggibili a colpo d’occhio rispetto all’impostazione più tradizionale del Rocci. Le ultime edizioni hanno inoltre rivisto in profondità i paradigmi verbali — circa 15.000 nella terza edizione, con un ulteriore lavoro di affinamento del lemmario nella quarta — basandosi sull’uso effettivo che gli autori greci antichi hanno fatto di ciascuna forma, invece che su schemi ricostruiti solo per via teorica.

Il limite più ricorrente nelle opinioni raccolte online riguarda la resa dei traducenti italiani, giudicata da alcuni utenti e docenti meno ricca rispetto al Rocci — un compromesso che il GI accetta consapevolmente in cambio di maggiore accessibilità. C’è inoltre chi segnala un effetto collaterale del passaggio dal biennio al triennio: essersi abituati al Montanari nei primi due anni e doversi poi confrontare con uno strumento diverso — più simile al Rocci — una volta arrivati all’università, con la curva di apprendimento che questo comporta.

Per chi è più adatto l’uno o l’altro

Su questo punto il dibattito tra insegnanti e studenti resta genuinamente aperto, e vale la pena presentarlo come tale — una tendenza emersa dalle opinioni raccolte, non un fatto risolto. C’è chi consiglia il Montanari per il biennio proprio per la sua maggiore accessibilità, in un momento in cui l’allievo ha bisogno di costruire fiducia con la lingua prima ancora che completezza lessicale. C’è chi, al contrario, preferisce affrontare da subito il Rocci, per abituarsi fin dall’inizio allo strumento che si userà anche al triennio e, potenzialmente, all’università, evitando così il “cambio di strumento” a metà percorso di cui sopra. Nessuna delle due posizioni è priva di logica: dipende da quanto valore si dà, nella fase iniziale dello studio, alla facilità di consultazione rispetto alla continuità dello strumento nel tempo.

Un punto in comune: più edizioni, più formati

Al di là delle differenze di approccio, Rocci e Montanari condividono una caratteristica pratica: entrambi sono disponibili in più varianti. Il Rocci include, nell’edizione più recente, un codice per la versione multimediale consultabile da Windows e Mac. Il GI Montanari è disponibile sia nella terza edizione (2013), pensata specificamente per il primo biennio e corredata da CD-ROM nella variante che lo include, sia nella quarta edizione (2025), più recente, con un ulteriore lavoro di revisione del lemmario e contenuto digitale scaricabile, oltre alle app per iOS e Android. Se stai valutando quale variante acquistare, questi sono aspetti su cui vale la pena informarsi con calma prima di procedere all’acquisto.

Se la scuola ha già scelto per te

Se il tuo liceo ha già indicato uno specifico tra i due, questa guida resta comunque utile: sapere se hai in mano uno strumento pensato per la ricchezza lessicale (il Rocci) o per la rapidità di consultazione nel biennio (il Montanari) ti aiuta a capire cosa aspettarti quando lo apri, dove trovare più facilmente ciò che cerchi, e — soprattutto per chi ha il Rocci — a non scoraggiarsi se le prime settimane di consultazione richiedono un po’ di pratica prima di diventare naturali.

In sintesi

Rocci o Montanari non è, in fondo, una domanda con una risposta giusta: sono due strumenti nati da esigenze diverse — la completezza filologica il primo, l’accessibilità didattica il secondo — e il dibattito tra chi li usa resta, a ragione, ancora aperto. Qualunque sia il tuo caso, puoi confrontare in tempo reale i prezzi di entrambi sulla nostra pagina Dizionari di Greco.