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Sinossi
L’Anfitrione di Tito Maccio Plauto, nell’edizione BUR con testo latino a fronte, è una commedia unica nel suo genere: l’unica commedia mitologica di Plauto, che chiama scherzosamente la sua opera «tragicommedia» poiché mescola personaggi divini ed eroici con le convenzioni della commedia borghese. Giove, innamorato di Alcmena moglie del generale Anfitrione, si trasforma nelle sue sembianze per giacere con lei durante l’assenza del marito; Mercurio si trasforma nello schiavo Sosia. Al ritorno di Anfitrione i continui equivoci sull’identità delle persone creano situazioni comiche sempre più intricate, fino alla rivelazione finale di Giove e all’annuncio della nascita di Ercole.
Recensione
L’Anfitrione di Tito Maccio Plauto (254-184 a.C. circa) è la commedia più originale e insolita del teatro plautino, e una delle opere più influenti della storia del teatro occidentale. È l’unica commedia mitologica superstite del teatro latino e l’unica opera che Plauto definisce esplicitamente «tragicommedia» per la mescolanza di divinità e re con schiavi e servi — un ossimoro generico che anticipa i dibattiti rinascimentali sulla commistione dei generi.
La trama, basata sul mito della nascita di Ercole, sfrutta con abilità straordinaria il tema del doppio: Giove e Anfitrione sono identici, Mercurio e Sosia sono identici, e questa identità fisica produce una vertigine dell’identità che anticipa le grandi commedie degli equivoci shakespeariane. La scena in cui Sosia incontra se stesso — cioè Mercurio travestito — e deve convincersi di non essere se stesso è un capolavoro di comicità metafisica che ha affascinato filosofi e drammaturghi per secoli: Cartesio vi vedeva un problema sull’identità personale, Molière ne fece il suo capolavoro.
L’influenza dell’Anfitrione plautino è imponente: Molière, Dryden, Kleist, Giraudoux — tutti hanno riscritto questa storia, ciascuno aggiungendo le proprie variazioni sul tema dell’identità, del doppio e dell’adulterio divino. L’edizione BUR con testo latino a fronte è lo strumento ideale per questo testo fondamentale.
Consiglio di lettura: accessibile e godibile; particolarmente raccomandata a chi si interessi alla storia del teatro e alle origini delle commedie degli equivoci; il tema del doppio la rende affascinante anche per lettori con interesse filosofico.