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Sinossi
Le Troiane di Euripide, nell’edizione Rizzoli del 1998, è una tragedia rappresentata nel 415 a.C. che mostra le donne troiane nell’attesa della schiavitù dopo la caduta di Troia. Ecuba, Cassandra, Andromaca ed Elena affrontano la catastrofe totale della sconfitta con risposte diverse: la resistenza dignitosa di Ecuba, la profezia estatica di Cassandra, il dolore di Andromaca per il figlio Astianatte condannato a morte. La tragedia si chiude con Troia in fiamme e il coro che si avvia verso la schiavitù.
Recensione
Le Troiane di Euripide (480-406 a.C.) sono probabilmente la più esplicita condanna della guerra nell’intera letteratura antica. Rappresentate nel 415 a.C. — l’anno stesso del massacro di Melo perpetrato dagli Ateniesi — la tragedia non ha una vera azione drammatica: è una sequenza di scene di dolore progressivamente più intenso, in cui ogni personaggio porta la propria risposta alla catastrofe totale della sconfitta.
Ecuba, la regina che ha perso tutto — marito, figli, città, libertà — è il fulcro emotivo dell’opera: la sua dignità nel dolore assoluto è uno dei ritratti più potenti del teatro antico. Cassandra appare in una scena di terrificante ambiguità, profetizzando con gioia isterica sciagure future. Andromaca deve subire la notizia che il figlio Astianatte, ultimo erede della stirpe di Priamo, sarà gettato dalle mura per prevenire ogni futura minaccia troiana. Elena, infine, si difende con argomenti sofistici che Ecuba smonta con lucida ferocia.
Il coro finale, che osserva Troia bruciare mentre le donne vengono condotte verso le navi greche, è tra i momenti più strazianti del teatro classico. L’edizione Rizzoli del 1998 offre questa tragedia fondamentale in traduzione italiana accessibile.
Consiglio di lettura: imprescindibile come documento letterario sulla guerra e sulle sue vittime; accessibile a tutti per la forza emotiva immediata del testo.