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Sinossi
La Difesa di Cluenzio (Pro Cluentio) di Marco Tullio Cicerone, nell'edizione BUR con testo latino a fronte, è un'orazione giudiziaria pronunciata nel 66 a.C. in difesa di Aulo Cluenzio Abito, accusato di aver avvelenato il patrigno Stazio Albio Oppianico. Il caso è straordinariamente intricato: Cluenzio aveva già in precedenza fatto condannare Oppianico per tentato avvelenamento, subendo poi l'accusa di aver corrotto la giuria. Cicerone deve difendere il cliente da accuse vecchie e nuove navigando in un labirinto di veleni, corruzioni, testimonianze contraddittorie e rancori familiari.
Recensione
La Pro Cluentio è la più lunga orazione giudiziaria di Cicerone — quasi il doppio delle Catilinarie — e uno dei documenti più affascinanti sulla vita provinciale romana e sui meccanismi della giustizia nella tarda Repubblica. Il caso di Cluenzio è degno di un romanzo giallo: veleni reali e presunti, una madre che accusa il figlio, un patrigno che aveva cercato di avvelenare il figliastro, giurie corrotte, testimoni inattendibili, rancori familiari di decenni che esplodono in tribunale.
Cicerone stesso, secondo la testimonianza di Quintiliano, si vantava di aver ingannato la giuria con questa orazione: «tenebras in oculos iudicum offudi» («gettai tenebre negli occhi dei giudici»). Non è certo che Cluenzio fosse innocente — Cicerone stesso lo insinua obliquamente — ma la difesa è costruita con una maestria retorica straordinaria: la narrazione della vicenda precedente occupa gran parte dell’orazione, e Cicerone riesce a trasformare il suo cliente da imputato a vittima.
Il valore documentario dell’opera è immenso: la Pro Cluentio ci mostra la vita di una città provinciale umbra — Larino — con i suoi intrighi, le sue rivalità di classe, i suoi matrimoni e divorzi, le sue avvelenamenti sospetti, in un’epoca di transizione tra i valori repubblicani e la corruzione della tarda Repubblica. L’edizione BUR con testo latino a fronte è fondamentale per questo testo.
Consiglio di lettura: affascinante come documento storico e come lettura narrativa; consigliata a chi ami i casi giudiziari complessi e voglia conoscere la vita provinciale romana attraverso i suoi conflitti più drammatici.