Georgiche Disponibile

Letteratura latina

Georgiche

di Publio Virgilio Marone


Sinossi

Le Georgiche di Publio Virgilio Marone, nell’edizione BUR, sono un poema didascalico in quattro libri sull’agricoltura composto tra il 37 e il 29 a.C. Il primo libro tratta della coltivazione dei campi e dei segni meteorologici; il secondo degli alberi e in particolare della vite; il terzo dell’allevamento del bestiame; il quarto dell’apicoltura, chiuso dal celebre mito di Aristeo e Orfeo ed Euridice. Al di là del contenuto tecnico, il poema è una riflessione sul rapporto tra uomo e natura, lavoro e civiltà, nel contesto della ricostruzione dell’Italia dopo le guerre civili.

Recensione

Le Georgiche di Publio Virgilio Marone (70-19 a.C.) sono considerate da molti critici il capolavoro formale più perfetto della poesia latina — superiore per compattezza stilistica persino all’Eneide. Composte negli anni della ricostruzione dopo le devastanti guerre civili, il poema si presenta come un manuale di agricoltura ma è in realtà una meditazione profonda sul lavoro come fondamento della civiltà e sul rapporto tra uomo e natura.

Il progetto virgiliano si inserisce nel programma augusteo di rilancio dell’agricoltura italica, ma trascende ampiamente l’intento didattico: ogni libro si chiude con un momento di elevazione poetica che trasforma la materia tecnica in riflessione filosofica. Il concetto di labor improbus — il lavoro instancabile e quasi ossessivo che Giove ha imposto agli uomini dopo l’età dell’oro — attraversa tutto il poema come chiave interpretativa della condizione umana post-lapsaria.

Il celebre epillio di Aristeo, Orfeo ed Euridice che chiude il libro IV è uno dei testi più belli dell’intera letteratura latina: la storia del cantore che perde per sempre l’amata voltandosi a guardarla mentre risale dagli Inferi è narrata con un pathos che ha ispirato innumerevoli riletture artistiche fino a oggi. L’edizione BUR rende accessibile questo capolavoro.

Consiglio di lettura: fondamentale per chi voglia conoscere Virgilio oltre l’Eneide; il mito di Orfeo ed Euridice nel libro IV è tra le pagine più belle della poesia latina.