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Sinossi
Questo volume presenta l'adattamento teatrale che Jean-Paul Sartre trasse nel 1965 da Le Troiane di Euripide, tragedia del 415 a.C. che mette in scena la sorte delle donne troiane - Ecuba, Andromaca, Cassandra ed Elena - nelle ore successive alla caduta di Troia, ridotte in schiavitù dai vincitori achei. Sartre, riscrivendo il testo euripideo in piena guerra d'Algeria, ne accentua la carica di denuncia antimilitarista e anticolonialista, trasformando l'originale lamento tragico greco in uno strumento di critica politica contemporanea contro la violenza della guerra e le sue vittime civili.
Recensione
Le Troiane di Euripide è tra le tragedie più esplicitamente politiche del teatro greco: composta nel 415 a.C., all’indomani del massacro ateniese degli abitanti di Melo, mette in scena senza mediazioni retoriche l’orrore della guerra vista dal lato dei vinti – le donne, private di mariti, figli e libertà, destinate alla schiavitù.
L’adattamento di Jean-Paul Sartre, allestito nel 1965 al Théâtre national populaire, non è una traduzione filologica ma una riscrittura militante, che il filosofo francese concepì esplicitamente come atto di denuncia della guerra d’Algeria e, più in generale, del colonialismo e della violenza bellica del suo tempo. Sartre amplifica gli elementi di critica al potere già presenti nell’originale euripideo, e conferisce alle figure femminili – specialmente Ecuba e Andromaca – una statura di resistenza morale che dialoga con le istanze esistenzialiste del filosofo.
Questo volume offre un caso di studio esemplare sulla ricezione dei classici nel Novecento e sulla capacità della tragedia greca di riattivarsi come strumento di riflessione politica in contesti storici completamente diversi da quello di origine. Lettura indicata per chi si interessi non solo al testo euripideo in sé, ma anche alla storia della sua fortuna teatrale nel Novecento europeo.