In Commercio
Sinossi
Medea e Fedra di Lucio Anneo Seneca, nell’edizione BUR, sono due tragedie che affrontano il tema della passione femminile distruttiva. La Medea narra la vendetta della maga di Colchide abbandonata da Giasone che si risposa con la figlia del re di Corinto: Medea uccide i rivali e i propri stessi figli per punire il marito traditore. La Fedra riprende il mito euripideo di Fedra innamorata del figliastro Ippolito: qui però Fedra confessa direttamente il suo amore ad Ippolito, e dopo il suo rifiuto lo accusa falsamente di violenza presso il padre Teseo.
Recensione
Le due tragedie raccolte in questo volume BUR sono tra le più intense e stilisticamente elaborate della produzione drammatica di Lucio Anneo Seneca (4 a.C.-65 d.C.). Entrambe affrontano il tema della passione amorosa femminile che travolge ogni limite morale e razionale, ma con toni e sviluppi diversi che le rendono complementari.
La Medea senecana si distingue nettamente dalla versione euripidea: la Medea di Seneca è consapevole della propria mostruosità, la rivendica, la costruisce deliberatamente. Non è una madre che soffre nell’uccidere i figli — è una maga che usa la maternità come arma di vendetta con lucidità glaciale. Il celebre verso «Medea superest» — Medea è ancora qui, Medea basta a se stessa — è il manifesto di un personaggio che si autodefinisce attraverso la propria capacità di distruzione.
La Fedra presenta una delle variazioni più audaci rispetto al modello greco: Fedra confessa direttamente il suo amore ad Ippolito invece di affidarsi alla nutrice come in Euripide, rendendo il confronto tra i due personaggi di una tensione drammatica insostenibile. Lo stile senecano — retorico, aforistico, carico di sentenze memorabili — è al suo meglio in queste due tragedie.
Consiglio di lettura: fondamentale per chi voglia conoscere il teatro senecano e il suo confronto con i modelli greci; particolarmente interessante da leggere in parallelo con le versioni euripidee degli stessi miti.