Sinossi
Il volume Mondadori raccoglie due tragedie di Euripide con testo greco a fronte: la Medea e l’Ippolito. La Medea (431 a.C.) narra la vendetta della maga di Colchide abbandonata da Giasone, che uccide i propri figli per punire il marito traditore. L’Ippolito (428 a.C.) narra la tragica passione di Fedra per il figliastro Ippolito, giovane casto devoto ad Artemide, e le sue conseguenze fatali per l’intera famiglia di Teseo.
Recensione
Il volume Mondadori che accosta Medea e Ippolito di Euripide riunisce due delle tragedie più celebri e psicologicamente complesse del poeta ateniese (480-406 a.C.), entrambe dominate da protagoniste femminili la cui passione — vendicativa nel primo caso, proibita e negata nel secondo — porta a conseguenze devastanti per sé stesse e per chi le circonda.
La Medea, rappresentata nel 431 a.C. all’inizio della guerra del Peloponneso, presenta una protagonista che rivendica consapevolmente la propria capacità distruttiva: la sua vendetta contro Giasone, culminata nell’infanticidio, è un atto di volontà lucida che sconvolge le categorie morali tradizionali del pubblico ateniese. L’Ippolito, di tre anni successivo, mostra invece Fedra come vittima di una passione che lotta strenuamente per controllare, soccombendo non alla lussuria ma alla vergogna del rifiuto.
L’accostamento delle due tragedie nel volume Mondadori permette di cogliere la varietà con cui Euripide tratta il tema della passione femminile trasgressiva: attiva e vendicativa in Medea, passiva e autodistruttiva in Fedra. Entrambe le opere hanno avuto un’influenza incalcolabile sulla tradizione letteraria europea, da Seneca a Racine.
Consiglio di lettura: fondamentale per chi voglia esplorare la rappresentazione euripidea della passione femminile; le due tragedie si illuminano reciprocamente nel confronto.