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Sinossi
Le Vite parallele di Plutarco dedicate a Pelopida e Marcello, nell'edizione BUR, accostano due generali noti per il coraggio personale e la morte in battaglia. Pelopida, generale tebano, fu tra gli artefici della liberazione di Tebe dalla dominazione spartana e della successiva egemonia tebana in Grecia, morendo in battaglia contro il tiranno di Fere. Marco Claudio Marcello, generale romano cinque volte console, fu celebre per aver conquistato Siracusa durante la seconda guerra punica e per essere caduto in un'imboscata cartaginese negli ultimi anni della guerra contro Annibale.
Recensione
La coppia Pelopida-Marcello nelle Vite parallele di Plutarco di Cheronea (46-127 d.C.) accosta due generali accomunati dal coraggio fisico portato all’estremo e da una morte gloriosa ma imprudente in battaglia. Il parallelo esplora il tema del valore militare quando diventa quasi un’ossessione personale, con conseguenze tragiche per i due protagonisti.
Pelopida di Tebe fu, insieme a Epaminonda, l’artefice della rinascita tebana dopo la lunga dominazione spartana: la liberazione della città dalla guarnigione spartana con un’audace azione notturna, narrata da Plutarco con dettagli quasi cinematografici, è tra gli episodi più avvincenti della biografia. La sua morte in battaglia contro il tiranno di Fere, Alessandro, arriva per un eccesso di coraggio personale che lo spinge a cercare il duello diretto con il nemico invece di dirigere la battaglia da comandante.
Marco Claudio Marcello, «la spada di Roma» secondo la tradizione, fu celebre per la conquista di Siracusa nel 212 a.C. — durante la quale perì Archimede — e per il suo coraggio quasi temerario nella guerra contro Annibale, che lo portò infine a cadere in un’imboscata cartaginese. Plutarco riflette sul confine sottile tra coraggio eroico e imprudenza fatale in entrambe le biografie.
Consiglio di lettura: particolarmente interessante per chi si interessi alla psicologia del coraggio militare e ai suoi rischi; il confronto tra le due morti in battaglia offre una riflessione sulla fine eroica come coerenza estrema del carattere.