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Sinossi
Le Vite parallele di Plutarco dedicate a Filopemene e Tito Flaminino, nell’edizione BUR, accostano l’ultimo grande statista della Grecia libera e il generale romano che pose fine all’indipendenza ellenica. Filopemene, generale della Lega Achea, fu l’ultimo difensore della libertà greca contro l’espansione romana, celebrato come «l’ultimo dei Greci». Tito Quinzio Flaminino, console romano, sconfisse Filippo V di Macedonia e proclamò formalmente la «libertà dei Greci» ai Giochi Istmici del 196 a.C. — un atto di propaganda politica dalle conseguenze storiche profonde.
Recensione
La coppia Filopemene-Flaminino nelle Vite parallele di Plutarco di Cheronea (46-127 d.C.) è tra le più cariche di significato storico e simbolico dell’intera raccolta: accosta l’ultimo grande difensore dell’indipendenza greca al generale romano che, paradossalmente, proclamò la «libertà della Grecia» proprio mentre ne sanciva la definitiva subordinazione a Roma.
Filopemene di Megalopoli (253-183 a.C.), soprannominato «l’ultimo dei Greci» dagli storici antichi, fu lo stratego della Lega Achea che tentò fino all’ultimo di preservare una qualche forma di autonomia politica greca in un’epoca di crescente dominio romano. La sua morte, avvelenato dopo la cattura da parte dei Messeni ribelli, chiude simbolicamente un’epoca.
Tito Quinzio Flaminino (229-174 a.C. circa) è una figura più ambigua: il suo proclama della «libertà dei Greci» ai Giochi Istmici del 196 a.C., accolto con entusiasmo delirante dalle folle greche, era in realtà un sofisticato atto di propaganda che mascherava la crescente ingerenza romana negli affari ellenici. Plutarco, greco che scrive sotto il dominio romano, tratta questo paradosso storico con una complessità che rivela la sua stessa posizione di intellettuale greco nell’impero romano.
Consiglio di lettura: fondamentale per comprendere la fine dell’indipendenza greca e l’ambiguità della «liberazione» romana; particolarmente significativa per la posizione di Plutarco stesso come greco sotto dominio romano.