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Sinossi
Le «Baccanti», l'ultima tragedia di Euripide, scritta in Macedonia e rappresentata ad Atene dopo la morte del poeta, mette in scena il ritorno del dio Dioniso a Tebe, la città di sua madre. Il re Penteo rifiuta di riconoscerne il culto, e il dio lo punisce spingendolo a spiare le menadi sul monte Citerone, dove viene fatto a pezzi dalle donne, guidate dalla madre Agave. L'edizione Feltrinelli del 2007 propone il testo in traduzione italiana. Il dramma è considerato uno dei vertici della tragedia greca e uno dei testi più discussi sul rapporto fra ragione e irrazionale.
Recensione
Euripide, nato intorno al 480 a.C. e morto nel 406 a.C. alla corte macedone di Archelao, è il più giovane dei tre grandi tragici ateniesi. Di una produzione di circa novanta drammi ne restano diciotto tragedie, più il Ciclope, l’unico dramma satiresco conservato integro.
Le Baccanti sono considerate il suo capolavoro estremo. Scritte probabilmente negli ultimi anni di vita, in Macedonia, furono rappresentate ad Atene postume, nel 405 a.C., e vinsero il concorso. La tragedia mette a confronto due mondi: la razionalità autoritaria di Penteo, che pretende di controllare ciò che non comprende, e la forza irresistibile di Dioniso, dio dell’estasi, del vino e della fusione con la natura.
Il fascino del dramma sta nella sua ambiguità. Il dio è insieme seducente e terribile; il coro delle baccanti canta una felicità autentica, ma la catastrofe finale, in cui una madre uccide il proprio figlio credendolo un leone, è fra le scene più sconvolgenti del teatro antico. Euripide non dà ragione né a Penteo né al dio: mostra che l’irrazionale, se negato, si vendica.
L’edizione Feltrinelli, uscita nel 2007, presenta il testo in italiano, per accostarsi al dramma nella lettura continua. Il lessico potente e le immagini corali, dalla danza notturna sulle montagne al racconto del messaggero, si possono apprezzare anche in traduzione.
Consiglio di lettura: un dramma da leggere senza fretta e poi da rileggere, perché ogni lettura fa emergere aspetti nuovi. Si abbina bene a una lettura di Nietzsche sul dionisiaco, o ai testi sulla religione greca.
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