Sinossi
Questo volume Mondadori, uscito nel 1994, riunisce due tragedie di Euripide: «Troiane» ed «Eracle». Nelle Troiane le donne di Troia, dopo la caduta della città, attendono di essere assegnate come schiave ai vincitori greci; nell'Eracle l'eroe, tornato dagli Inferi per salvare la famiglia dall'usurpatore Lico, è colpito da una follia mandata dalla dea Era e uccide i propri figli. Sono due drammi di sofferenza e di sopravvivenza, in cui il peso degli dèi si scontra con la dignità umana.
Recensione
Euripide, nato intorno al 480 a.C. e morto nel 406 a.C. alla corte macedone di Archelao, è il più giovane dei tre grandi tragici ateniesi. Di una produzione di circa novanta drammi ne restano diciotto tragedie, più il Ciclope, l’unico dramma satiresco conservato integro.
Troiane e Eracle sono tra i drammi più intensi e dolorosi del repertorio. Le Troiane, rappresentate nel 415 a.C., non hanno una trama in senso stretto: è una successione di quadri in cui Ecuba, Cassandra e Andromaca vedono svanire ogni cosa, compreso il figlio di Andromaca, il piccolo Astianatte, condannato a morte. Spesso si legge il dramma sullo sfondo della conquista ateniese di Melo (416 a.C.), una lettura che mette in dubbio la bontà della guerra anche per chi la vince.
L’Eracle è un dramma di rovesciamento: dopo la sua apparente vittoria sulla morte e sul tiranno Lico, l’eroe viene precipitato nella colpa da un’azione divina che nessuna colpa umana spiega. L’arrivo di Teseo, che lo persuade a non togliersi la vita, introduce un tema centrale della tragedia: la capacità dell’amicizia di tenere in piedi un uomo spezzato.
L’accostamento dei due testi in un unico volume è efficace: in entrambi gli dèi appaiono distanti o crudeli, e la vera forza morale sta in chi sopporta. L’edizione, del 1994, offre la lettura in italiano.
Consiglio di lettura: ideale per chi vuole leggere due fra le tragedie più forti di Euripide, in un volume agile. Si presta bene anche a una lettura scolastica comparata, per confrontare la tragedia collettiva delle Troiane con la tragedia individuale dell’Eracle.